LA PRODUZIONE

La forma di allevamento ha subito delle evoluzioni nei corsi degli anni. Infatti si è passati, in quasi tutta l’azienda, dal sistema a pergola a quello ad archetto. In questo modo si intende sfruttare al massimo l’insolazione per favorire l’accumulo degli zuccheri e degli aromi, pur sacrificando la produzione. Il sesto di impianto medio è di 2x0,8 m e la carica di gemme media per ettaro è di 28.000/30.000. La produzione perciò si è assestata su 50/60 q.li/ha. Pratiche consuete di questa azienda sono la potatura verde dei tralci per favorire la massima insolazione dei grappoli e l’eliminazione di quella parte dei frutti non esposti o in posizione non ottimale nel tralcio; viene altresì cimata la parte bassa dell’infruttescenza. Tutte queste cure permettono di evitare forme di stress idrico e aiutare l’aumento del contenuto zuccherino.
La difesa delle piante viene fatta utilizzando esclusivamente prodotti ammessi dai disciplinari per la coltivazione biologica: viene usata poltiglia bordolese sin dal primo trattamento antiperonosporico, con l’aggiunta di zolfo bagnabile per il controllo dell’oido; contro quest’ultimo sono previsti anche trattamenti al germogliamento e, in prechiusura del grappolo, con zolfo polverulento.
La lotta alla muffa grigia o botrite avviene agronomicamente, adottando forme di allevamento aperte, con l’uso di bentonite, litotamnio e propoli. La lotta alle tignole (Lobelia botrana e Eupoecilia ambiguella per la vite e Prays oleae per l’olivo) viene praticata mediante monitoraggio dei picchi di sfarfallamento con eventuale trattamento con preparati base di Bacillus thuringiensis. La mosca dell’olivo (Dacus oleae) viene campionata attraverso trappole cromotropiche e sessuali, intervenendo con raccolte anticipate nel caso di forti infestazioni. Contro la mosca è prevista una prova di lotta a cattura massale. Non si sono mai avuti attacchi di acari e, finora, neanche di flavescenza dorata. Contro quest’ultima fitopatia, è previsto un monitoraggio della presenza di cicaline, vettori della stessa. Un’altra malattia per noi minore è il mal dell’esca che viene “curato” estirpando la pianta ai primi sintomi e lasciando la buca aperta per almeno due anni.